Due giorni di autoformazione ed elaborazione a cura del Tavolo dei legami queer: Dagli affetti al lavoro di cura. Il programma definitivo (inclusa la serata!)
1-2 giugno 2024
Due giorni di assemblea per parlare di come vogliamo cambiare le leggi sulla famiglia, sul lavoro, sul welfare e su immigrazione/cittadinanza per permettere a tutti noi di prenderci cura delle nostre famiglie: famiglie queer, famiglie con partner, famiglie di amici, famiglie con o senza figl3.
non più a Cantiere ma a SPAZIO DI MUTUO SOCCORSO, Milano
non più in viale Monterosa ma in Piazza Stuparich 18, (San Siro) Metro M1 Lotto.
ingresso libero
+ Sabato sera cena e serata di autofinanziamento a Cantiere, Via Monterosa 84, fermata M1 Lotto), ingresso 5 euro (questa è l’offerta media consigliata: se hai di più ci dai di più, se hai di meno ci dai meno!)
L’assemblea è nel giardino di SMS sotto una tensostruttura e lo spazio e i wc sono accessibili. E’ possibile pranzare lì (pranzo a cura del Gruppo di Acquisto Solidale, offerta libera). Sarà possibile seguire on line solo le sessioni plenarie, seguiranno info su come avere il link.
Programma
1 giugno, 10:00-18:00 allo Spazio di Mutuo Soccorso
Autoinchieste sulle relazioni d’affetto oltre la coppia normativa, riflessioni femministe su genitorialità e cura, sperimentazioni abitative e nuove parentele interculturali
Con Laboratorio Smaschieramenti, Tavolo maternità e genitorialità di Non una di meno Torino, Queering home Milano, Chiara Bertone (sociologa), Ale/Leo Acquistapace (antropologo, Oli Fiorilli (storica e ricercatora indipendente in Gender Studies).
Intersezioni tra diritto di famiglia, diritti sul lavoro, welfare e diritti delle persone razzializzate, migranti e italiane senza cittadinanza. Come funzionano oggi e come potrebbero funzionare. Esempi da sistemi giuridici di altri paesi e progetti di riforma per il riconoscimento della cura oltre il legame di sangue e l’eterosessualità.
Con Nausicaa Palazzo (Assistant professor NOVA School of law, Lisbona), Antonio Vercellone (Università di Torino, dipartimento di Giurisprudenza) , Martina Millefiorini (Clinica Legale Roma 3), Nora Imbimbo (delegata USB pubblico impiego Emilia-Romagna), Sara Gomez (sindacalista CGIL) (in aggiornamento).
QnA in plenaria. Discussione ed elaborazione di proposte in piccoli gruppi misti (cioè composti da “espert3” e non espert3)
Sabato 1 giugno, dalle ore 20:00 fino a tardi
Ci spostiamo al Cantiere, Via Monterosa 84 (fermata M1 Lotto)
- cena
- dj set di Lillhee e Kasap
- ballroom con Trape, Trysha e Hackerata
- djset di Hackerata, Fightingdiscotinha e hyperrkid
Il ricavato servirà a finanziare le spese della due giorni “Verso un nuovo diritto relazionale”. Per l’ingresso offerta minima consigliata 5 euro.
Domenica 2 giugno, 09:00-16:00 allo Spazio di Mutuo Soccorso
Continuazione del lavoro dei gruppi se necessario
Assemblea plenaria di discussione delle proposte
Perché questa due giorni
Nella comunità lgbitqia+ c’è un’enorme ricchezza di relazioni di affetto, di intimità e di cura. Ci sono famiglie fatte di amiche, amici, amanti, coinquilin*, lunghe catene di ex e di ex della tua ex che faranno per sempre parte della tua famiglia.
Per stabilire un legame famigliare, il punto non è chi scopa con chi, ma l’organizzazione della cura. Tuttavia noi lesbiche, trans*, bisex e froce, nell’emarginazione e nella migrazione, abbiamo avuto maggior necessità di costruire famiglie queer. Quando siamo scappat3 di casa, o quando siamo emigrat3 in cerca di lavoro o in cerca delle nostre simili, nelle città in cui siamo approdate abbiamo ricostruito una casa e sperimentato da subito che ciò che conta non è il sangue, ma l’affetto, la cura, la condivisione delle sfighe e dei piaceri della vita.
Scrivere una proposta di legge può sembrare un’attività poco rivoluzionaria. Ma noi vogliamo scrivere una proposta di riforma totale, radicale e radicalmente queer del diritto di famiglia, del lavoro e del welfare. Siamo in grado di immaginare – anche giuridicamente – un mondo in cui il matrimonio è solo una delle forme possibili per stabilire parentele? Un mondo in cui si possono avere più di due genitori, in cui ci si può assentare dal lavoro (remunerat3) per occuparsi di una persona cara, chiunque essa sia, in cui si può invecchiare inventando nuove parentele?
Non chiediamo allo Stato di “riconoscere” le nostre forme di vita e di organizzazione della cura oltre la coppia eterosessuale sposata (peraltro una specie in via di estinzione), ma vogliamo strumenti pratici per far vivere e proliferare le nostre famiglie queer: diritti sul lavoro, welfare e diritti civili di nuova concezione, reddito, casa e cittadinanza per tutt3.
Le nostre vite queer ci fanno sentire l’urgenza di queste istanze. Crediamo però che la lotta per ottenerle possa coinvolgere anche persone non queer, che come noi hanno bisogno di nuove forme giuridiche e di nuove forme di solidarietà sociale per supportare le proprie relazioni di cura e affetto poliformi, sempre piú lontane dall’unico modello che è tutelato dalla giurisprudenza italiana.
Siamo stanc@ di compromessi al ribasso sulla nostra pelle. Vogliamo superare l’idea di chiedere gli stessi vecchi diritti degli etero (che, appunto, sono pochi e ormai inadeguati ai modi di vivere delle persone di qualunque orientamento sessuale) per poi vederci negati anche quelli. Le leggi che vogliamo le scriviamo noi, dal basso, collettivamente, unit@, come abbiamo già fatto nel tavolo Autodeterminazione di genere degli Stati Genderali.
Stiamo organizzando una due giorni di autoformazione ed elaborazione che coinvolga in modo orizzontale e aperto l’attivismo lgbitqia+, delle persone disabili, delle persone non monogame, e tutt3 coloro che credono nella possibilità di costruire parentele oltre la coppia e il sangue a prescindere dal loro orientamento sessuale. Tutt3 coloro che vogliono una radicale redistribuzione del lavoro di cura fra i generi e nella costruzione di strumenti collettivi di sicurezza sociale. Un percorso che coinvolga anche espert3, giurist3, sindacalist3, studios3, ma che sia un processo orizzontale di condivisione di saperi, e che porti alla stesura della legge che veramente vogliamo anche in materia di famiglia e relazioni.
Nel farlo, il nostro pensiero commosso va a Michela Murgia e a* suoi car@, che hanno rivendicato il valore politico delle loro pratiche familiari contro l’eterosessualità obbligatoria, e che hanno dispiegato la queerness della tradizione popolare sarda dei figl3 d’anima, dimostrandoci che la cultura popolare non è necessariamente etero e patriarcale.


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