Per una riforma globale del diritto di famiglia, del lavoro e del welfare
Nel Tavolo dei legami queer stiamo progettando un percorso che coinvolga in modo orizzontale e aperto l’attivismo lgbitqia+ e transfemminista, delle persone disabili, delle persone non monogame, e tutt3 coloro che credono nella possibilità di costruire parentele oltre la coppia e il sangue. Tutt3 coloro che vogliono strumenti collettivi di sicurezza sociale e una radicale redistribuzione del lavoro di cura fra i generi. Un percorso che coinvolga anche esper3, giurist3, sindacalist3, studios3, ma che sia un processo orizzontale di condivisione di saperi, e porti alla stesura della legge che vogliamo anche in materia di famiglia e relazioni, e di diritti sul lavoro legati alla cura delle persone care, chiunque esse siano.
Nel farlo, il nostro pensiero commosso va a Michela Murgia e a* suoi car@, che hanno rivendicato il valore politico delle loro pratiche familiari contro l’eterosessualità obbligatoria, e che hanno dispiegato la queerness della tradizione popolare sarda dei figli d’anima, dimostrandoci che le istituzioni più antiche non sono necessariamente patriarcali.
Le leggi che vogliamo le scriviamo noi, dal basso, collettivamente, unit@, come abbiamo già fatto nel tavolo Autodeterminazione di genere degli Stati Genderali. Siamo stanc@ di compromessi al ribasso sulla nostra pelle. Vogliamo superare l’idea di chiedere gli stessi vecchi diritti degli etero (che sono pochi e ormai inadeguati ai modi di vivere delle persone di qualunque orientamento sessuale), per poi vederci negati anche quelli.
Per stabilire un legame famigliare, il punto non è chi scopa con chi, ma l’organizzazione della cura. Tuttavia noi lesbiche, trans*, bisex e froce, nell’emarginazione e nella migrazione, abbiamo avuto maggior necessità di costruire famiglie queer. Quando siamo scappat3 di casa, o quando siamo emigrat3 in cerca di lavoro o in cerca delle nostre simili, nelle città in cui siamo approdate abbiamo abbiamo ricostruito una casa e sperimentato da subito che ciò che conta non è il sangue, ma l’affetto, la cura, la condivisione delle sfighe e dei piaceri della vita. Per questo nella comunità lgbitqia+ c’è un’enorme ricchezza di relazioni di affetto, di intimità e di cura. Ci sono famiglie fatte di amiche, amici, amanti, coinquilin*, lunghe catene di ex e di ex della tua ex che faranno per sempre parte della tua famiglia.
A partire da questo, vogliamo scrivere una proposta di riforma totale, radicale e radicalmente queer del diritto di famiglia, del lavoro e del welfare. Vogliamo cambiare la cultura e l’immaginario. Vogliamo dimostrare che è giuridicamente fattibile pensare un mondo in cui il matrimonio è solo una delle forme possibili per stabilire parentele, in cui si possono avere più di due genitori, in cui ci si può assentare dal lavoro (remunerat3) per occuparsi di una persona cara, chiunque essa sia.
Non chiediamo allo Stato di “riconoscere” le nostre forme di vita e di organizzazione della cura oltre la coppia eterosessuale sposata (peraltro una specie in via di estinzione), ma strumenti pratici per far vivere e proliferare le nostre famiglie queer: diritti sul lavoro, welfare e diritti civili di nuova concezione, reddito, casa e cittadinanza per tutt3.
- Per iniziare, raccontiamo le nostre famiglie queer! Descrivi la tua rete affettiva e i problemi che incontra in questo form. Le risposte sono anonime, i risultati verranno restituiti nella prossima assemblea in presenza del Tavolo dei legami queer degli Stati Genderali.

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