E’ uscito pochi giorni fa il report annuale dell’Istat sulla natalità. Ci dice che in Italia sono natə meno bambinə, un po’ perchè la popolazione è più anziana, e un bel po’ perchè sempre meno persone in età fertile – sia italiane, sia straniere residenti in Italia – si avventurano sulla strada della riproduzione.
Come mai?
Noi qualche idea ce l’abbiamo e vogliamo dirla, visto che la ministra Roccella e i suoi colleghi ci chiamano in causa blaterando di ideologia gender e accusandoci di essere la causa di tutti i mali tra cui il calo demografico.
- La scelta di non fare figli è assolutamente legittima. Non rimpiangiamo i tempi in cui sposarsi e figliare era quasi un obbligo, e siamo certə che moltissime donne, comprese quelle che non sono di sinistra, la pensano come noi. Del resto, non fare figlə non significa non avere un ruolo nel mantenere in vita giorno dopo giorno le proprie comunità con lavoro di cura, di relazione, pensiero, e con il lavoro cosiddetto “produttivo”, sia esso pagato, sottopagato o gratuito.
- Fare figlə e crescerli è faticoso. Forse, se le nostre vite fossero meno precarie, se sul lavoro fossimo meno sfruttatə, se i servizi per l’infanzia fossero gratuiti e grantiti a tuttə, se vivessimo in un clima di libertà e cooperazione invece che in un clima di paura e competizione che i discorsi e le politiche di questo governo non fanno altro che fomentare, ci potrebbe venire più voglia di farne.
- Soprattutto, se gli uomini cis si occupassero del lavoro di cura de* bambinə e de* anzianə in misura uguale alle loro mogli, compagne, sorelle, cognate, ci potrebbe essere in giro un po’ meno stanchezza, e forse più energia da dedicare al pensiero di mettere al mondo altri esseri umani bisognosi di cura.
- Nel nostro paese le coppie dello stesso sesso e le persone single non possono adottare nè accedere alla procreazione assistita, e quando lo fanno all’estero, la loro scelta di genitorialità è discriminata e stigmatizzata e i loro figli discriminati, fino al punto da avere uno dei due genitori non riconosciuto legalmente.
- Ricordiamo che in Italia solo il 55% delle madri con figlə piccolə lavora (contro l’83% dei padri (https://www.google.com/amp/s/www.repubblica.it/economia/2023/06/03/news/madri_con_figli_nord_sud-403024355/amp/). Inoltre, le famiglie con un solo genitore, specie quando il genitore in questione è di genere femminile, sono molto più spesso delle altre sotto la soglia di povertà assoluta. Ma questo governo tanto pronatalista a parole, ha negato loro persino l’elemosina della carta acquisti.
- Nelle grandi città italiane, a causa dei bnb e delle discriminazioni razziali e e di classe nel mercato degli affitti, è sempre più difficile cercare casa, e sempre più persone giovani e meno giovani, sole o in famiglia, con o senza bambinə a carico, etero o omosessuali, devono peregrinare da una periferia all’altra spendendo tutto ciò che hanno in affitto e radicandosi sempre meno nei luoghi.
- L’Istat ci dice anche che la metà de* bambinə nati lo scorso anno è natə da una coppia sposata. Forse dovremmo iniziare a domandarci se non ci sia bisogno di altri istituti giuridici, più adatti ai progetti di vita e ai desideri delle famiglie contemporanee.
Abbiamo anche delle idee su come cambiare tutto questo. Negli Stati GenDerali (lo spazio di confronto del movimento lgbitqiap+ italiano nato nel 2021) stiamo elaborando dal basso delle proposte. Tra le altre cose, vogliamo diritti sul lavoro che riconoscano a tuttə la possibilità di prendersi cura dei propri cari nei momenti di difficoltà e de* bambinə indipendentmente dall’esistenza di un legame di parentela biologica o di semplice affetto, l’istituzione di forme giuridiche a sostegno anche delle famiglie queer (famiglie non basate sul legame di coppia), l’accesso all’adozione, alla procreazione assistita e il riconoscimento de* figlə alla nascita per tuttə, un congedo di paternità obbligatorio di durata uguale al congedo di maternità (che scoraggerebbe anche le discriminazioni di genere nel mercato del lavoro). Vogliamo inoltre il salario minimo, il ripristino del reddito di cittadinanza, estendendolo a reddito universale per l’autodeterminazione. Lo vogliamo e lo reclamiamo perchè noi froce sappiamo molto bene cosa significa essere discriminate sul lavoro, essere sfruttate, essere emarginate nella distribuzione del patrimonio della famiglia d’origine, ma conosciamo molto bene anche le potenzialità degli affetti scelti e della solidarietà che non si basa sul sangue.
Noi siamo davvero impegnatə a difendere la vita.
Voi cattofascisti la state distruggendo.
Ci vediamo a Bologna il 28 ottobre per la manifestazione nazionale lgbitquiap+ “Le nostre vite valgono. Unitə contro la violenza di stato” e il 29 ottobre per l’assemblea degli Stati GenDerali.


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