In questi mesi il tavolo educazione ha lavorato per stilare un documento di sintesi contenete le rivendicazioni della comunità scolastica tutta, da student3 a lavorato3, riguardo l’insegnamento dell’educazione sessuale. Vogliamo che sia erogata in modo sistematico in ogni scuola di ordine e grado, vogliamo che consideri tutte le soggettivià che come stati genderali raccogliamo e molto di più, vogliamo che ci insegni il piacere, il consenso e le differenze e soprattutto percorsi di formazione anche per chi dovrebbe erogare questo insegamento.
Siamo convinti, che i luoghi del saprese siano slancio rivoluzionario per l’eliminazione dei tabù e di una cultura repressiva come quella odierna.
In questi mesi con la costruzione del menifesto, ci siamo dati l’obbiettivo di costruire una proposta concreta, _che sfondi tutte le istituzioni della costruzione_ di scuole, università e posti di lavoro transfemministi e sicuri per tutt3.
Oggi più che mai sentiamo la necessità di liberarci da ogni schema per costruire una società e un mondo differente, che ci riconosca non come minoranze, ma come soggettività libere e con uguali diritti e possibilità.
Il 20 maggio saremmo scese in piazza per presentare il nostro manifesto, ciò non avverrà a causa dell’emergenza climatica, ma la nostra lotta non si ferma.
Continueremo ad urlare che sulle nostre vite e sulla nostra istruzione decidiamo noi!
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MANIFESTO DELL’EDUCAZiONE GENDERALE
INTRODUZIONE
Lo scopo di questo manifesto è quello di costruire una proposta di educazione sessuale e all’affettività che vada oltre il paradigma patriarcale, macista e binario della nostra società.
Vogliamo costruire un’educazione per tutti i generi e senza nessun tipo di tabù, che liberi ogni soggettività dalla repressione che tutti i giorni questo sistema ci impone.
Siamo fortemente convintӡ che nei luoghi della formazione e del sapere si possa sensibilizzare le coscienze e di conseguenza le vite delle persone.
Perché l’educazione al consenso deve diventare un pilastro della nostra società per poter liberare le menti e i corpi di tuttӡ.
Questo nuovo prospetto verso l’educazione sessuale, considerata in senso lato comprendente anche educazione ai sentimenti, al consenso, al piacere, ai generi e alle diversità, è un percorso fondamentale per preparare le nuove generazioni alla vita in generale: dall’intessere relazioni non prevaricanti e basate sul consenso allo sviluppo della personalità e della capacità di autodeterminazione.
I metodi di educazione sessuale informale, come quelli riportati dalla famiglia o tramite informazioni recapitate su internet, sono spesso manchevoli. Di frequente queste stesse fonti infatti mancano delle conoscenze necessarie, soprattutto quando vi è bisogno di informazioni complesse e di tipo tecnico (come quelle riguardanti la contraccezione o le modalità di contagio delle Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST)) e spesso sono travisate da ideologie tossiche e propaganda basata sul senso di colpa e sulla vergogna.
Nel rapporto dell’Unesco “International Technical Guidance on Sexuality Education” del 2009 si evince chiaramente come la mancanza di una preparazione adeguata riguardo la propria vita sessuale espone i giovani a essere potenzialmente vulnerabili a forme di sfruttamento, coercizione e abuso, favorisce gravidanze non volute e infezioni trasmesse per via sessuale. Il rapporto confermava già 13 anni fa ciò che oggi è una realtà conclamata: le giovani generazioni si avvicinano all’età adulta avendo a che fare con messaggi stereotipati e confusi sulla sessualità e sui rapporti tra i generi. Imbarazzo, silenzio e disapprovazione, si legge ancora nel rapporto, non aiutano a discutere in maniera aperta di sessualità da parte degli adulti, inclusi i genitori e i docenti, proprio in quelle fasi della crescita personale in cui sarebbe necessario farlo.
La rappresentazione mediatica e pornografica sulla quale le giovani si rifugiano per sopperire la mancanza di educazione sono permeati dal male gaze, da una performatività nociva per chi si approccia per la prima volta al proprio corpo e al rapporto con quello dell’altrə. Finché questi temi vengono affrontati soltanto in famiglia, la condivisione delle informazioni è spesso discordante e fortemente varia tra diversi nuclei famigliari e rimane tra il detto e non detto, diventando un sapere trasmesso per via informale e su base volontaria, a partire dalle esperienze personali di coetanei o genitori o tramite informazioni acquisite dai media, da internet, senza un’adeguata preparazione alle spalle. Per questo, secondo il report dell’Unesco, c’è urgente bisogno di fare educazione sessuale, soprattutto tra i giovani dai 15 ai 24 anni.
Siccome le convenzioni sociali e le discriminazioni di genere, che vediamo affermate e legittimate sempre di più, hanno una grossa influenza sull’espressione dell’autodeterminazione e dei comportamenti sessuali, una buona qualità dell’educazione sessuale può avere un impatto positivo sulle attitudini e sui valori condivisi, sulle dinamiche delle relazioni personali, contribuendo così alla prevenzione di abusi e al rafforzamento di relazioni consensuali e reciprocamente rispettose del partner.
L’educazione sessuale, dunque, è importante perché riguarda la persona nella sua totalità e tiene insieme gli aspetti fisici, cognitivi, emozionali, sociali e interattivi della sessualità. Non incoraggia lӡ bimbӡ e lӡ giovanӡ a fare sesso, come spesso ci sentiamo dire per denigrare il nostro lavoro, ma supporta il loro sviluppo sessuale e dà gli strumenti per conoscere i principi della riproduzione e del piacere, per esplorare le emozioni i sentimenti e i corpi, intessere relazioni interpersonali e (s)familiari.
In questo senso l’educazione sessuale si configura non soltanto come uno strumento di tutela della salute riproduttiva e sessuale, ma anche come misura di prevenzione primaria della violenza di genere e dei fenomeni discriminatori.
Vogliamo che ogni scuola del paese sia presidio di educazione sessuale, e che quest’ultima sia laica, obbligatoria e che parta dalle scuole dell’infanzia e permei ogni ordine e grado dell’istruzione come servizio continuativo per sviluppare una società libera dalle discriminazioni. Questo perché crediamo ci sia la necessità di rendere consapevoli tuttӡ di cosa è l’educazione sessuale, all’affettività, al consenso, al piacere, ai generi e alle diversità perché essere adulti, ad oggi, non corrisponde obbligatoriamente ad essere informati e capaci di insegnare cosa significa consenso. Questo manifesto deve arrivare trasversalmente a tutti coloro che hanno un ruolo nella formazione come docenti di scuole e università, educatori/educatrici professionali, genitori ma anche in contesti informali e luoghi spesso dimenticati e dove l’educazione può essere più necessaria che mai come gli istituti penitenziari minorili.
Per tutto questo crediamo che la scuola debba assumersi la responsabilità di educare non solo alla cultura, ma anche al consenso, al piacere e all’affettività.
Rivendicazioni componente studentesca
Come studentӡ e lavoratorӡ di questo paese che ogni giorno vivono l’ambiente scolastico, crediamo che sia importante che l’educazione e la formazione sia per tuttӡ e costante nel tempo.
Per questo crediamo che, dalle scuole dell’infanzia all’università, la formazione sui temi del consenso e della sessualità siano centrali per accompagnare gli individui nella scoperta del proprio corpo e della propria sessualità.
Lӡ studentӡ necessitano di essere formatӡ sui temi in modo non binario, costante e senza nessuna forma di tabù o retorica bigotta. Si deve calibrare l’insegnamento in base al livello di sviluppo e di comprensione dellӡ alunnӡ, iniziando fin da subito con l’educazione alle differenze e al consenso per poi arrivare a discutere su piacere e sessualità, salute riproduttiva, relazioni e genere per poter fornire, nel tempo, gli strumenti necessari al soggetto di autodeterminarsi.
Come obiettivo a breve termine, l’educazione sessuale – come già dovrebbe essere – deve puntare ad informare sulla salute e le diverse forme di protezione che esistono sia da infezioni sessualmente trasmissibili che da gravidanze indesiderate, senza terrorizzare lӡ giovanӡ o stigmatizzare malattie e scelte. Questo si traduce in una maggiore protezione dal rischio di infezioni, gravidanze indesiderate e metodi contraccettivi rischiosi: per questo tema specifico ci vuole una forte collaborazione con i consultori territoriali e centri antiviolenza.
Creare un’educazione sessuale e all’ affettività significa anche educare al piacere e al consenso, eliminando i tabù dell’orgasmo e rendendo l’esperienza sessuale qualcosa che vada oltre al semplice atto riproduttivo ma che si basi, appunto, sul consenso e sul piacere di tuttӡ coloro che vivono quel momento.
Nella lunga-media durata, l’obiettivo è riconoscere e smontare gli stereotipi alla base delle discriminazioni di genere, legati all’orientamento sessuale e romantico (spesso mono-normato e incentrato su persone abili) ad acquisire una maggiore consapevolezza dell’uguaglianza di genere, a diffondere il concetto di consenso, di piacere condiviso e di autodeterminazione sul proprio corpo, a decostruire l’idea del sesso come prestazione, ad avere rispetto ed empatia verso gli altri, a comunicare con i adulti, tra cui i genitori, e coetanei senza vergogne, a maturare un pensiero critico e a costruire relazioni basate sul rispetto.
Crediamo ci sia la necessità impellente di costruire una legge dell’educazione sessuale, che possa garantire un’educazione asessuale nella sua totalità che parta proprio della continuità didattica che ha ruolo centrale nella crescita e formazione fin dai primi anni.
Pretendiamo, perciò, un’educazione sessuale, all’affettività, al consenso, al piacere, ai generi e alle diversità con metodologie didattiche qualificata costituendosi come una materia dal carattere fortemente interdisciplinare, laboratoriale e di dibattito, con l’approccio di esperti sia in senso pedagogico che tecnico-scientifico.
Per questo per ogni argomento o lezione va individuata una modalità didattica che risponda alla complessità degli obiettivi formativi, scegliendo anche tra metodologie non convenzionali per l’attuale mondo della formazione come: didattica partecipativa, brainstorming, momenti di autocoscienza, momenti di ascolto, didattica peer-to-peer ed esperienze laboratoriali.
Ovviamente oltre le modalità con la quale si affronta la lezione di educazione sessuale, la formazione deve essere accessibile a ogni tipo di disturbo d’apprendimento e di disabilità, con l’obiettivo di minimizzare qualsiasi difficoltà ed abbattere tabù e vergogna.
Le figure qualificate dunque, sono fondamentali, in quanto devono essere specializzate e ampie come: medici (ginecologi, igienisti, endocrinologi…), educatori, psicologi e sessuologi, e lӡ ragazzӡ stessӡ per esperienze peer-to-peer. Queste sono tutte figure che spesso ricoprono già questo ruolo ma come semplice momento divulgativo e non veramente educativo con cognizione. Quello che viene scritto in questo paragrafo è indirizzato soprattutto a loro, i “formatori”, che devono essere coscienti del loro ruolo e delle ricadute che può avere in ragazzӡ durante il proprio sviluppo e, di conseguenza, sulla composizione di una futura società che immaginiamo libera da discriminazioni e violenze
Proponiamo quindi un elenco di obiettivi formativi che dovranno essere bilanciati secondo l’età del soggetto con cui ci si va a rapportare. Cambieranno, quindi, se ci si rapporterà con bambinӡ, studentӡ medi o universitarӡ.
Gli obiettivi dovranno essere discussi con lӡ studentӡ tuttӡ per comprendere le necessità del gruppo.
Qui riportiamo alcuni esempi che, dalle nostre discussioni ed esperienze, possono essere dei punti di partenza e di spunto:
- Piacere sessuale come finalità condivisa dell’atto sessuale a prescindere dalla sua funzione riproduttiva;
- Conoscenza del corpo e degli organi genitali, che si ampli ad un’accezione non-binaria, che tenga conto anche dei corpi intersessuali e quelli in transizione;
- Conoscenza biologica, fisiologica e anatomica dell’“atto sessuale” non solo come penetrativo, di eccitazione, di riproduzione, di piacere, di masturbazione;
- L’atto sessuale da vivere come un’esperienza e non come prestazione;
- Performatività nel sesso: rispetto del proprio corpo, sfatando miti derivati dalla pornografia come la dimensione del seno e del pene, la durata del rapporto, la tenuta delle erezioni ecc…;
- Il consenso come base imprescindibile per qualunque attività sessuale e rapporto interpersonale e come necessità di imparare a comunicare i propri desideri e insicurezze;
- La conoscenza delle diverse forme di contraccettivi, il loro utilizzo, la loro efficacia, decostruendo la pratica del coito interrotto come metodo contraccettivo;
- Pratiche sessuali non riproduttive da includere nel discorso sul consenso e sul piacere condiviso;
- La conoscenza delle zone erogene come conoscenza del proprio corpo e di quello altrui;
- Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST): forme di prevenzione, pratiche sessuali più a rischio, eventuali vaccini, a chi rivolgersi nel caso di dubbi;
- Riproduzione e fecondazione: gestazione come scelta e basata sul consenso;
- La conoscenza dei dati sulle gravidanze indesiderate, l’uso del coito interrotto e in generale del mancato uso del preservativo come causa principale;
- Modalità di accesso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza in Italia;
- Identità come insieme complesso delle caratteristiche di una persona che arrivi alla comprensione delle differenze che intercorrono tra sesso biologico, identità di genere, espressione di genere e orientamento sessuale, romantico e relazionale, la fluidità di esse e il loro ruolo nell’autodeterminazione;
- Sesso biologico e di diversità tra i corpi intesi come un’integrazione complessa di caratteristiche, corpi non binari, corpi in transizione, corpi intersessuali, il rispetto verso il corpo proprio e altrui, stereotipi sui corpi;
- Identità di genere, di ruolo di genere e di espressione di genere, il legame tra corpo e stereotipi, il genere come costrutto sociale e inteso come aspettativa, binarismo, identità genderfluid;
- Orientamento sessuale come attrazione verso uno spettro di identità sessuali, ovvero la combinazione tra sesso biologico e corpo, identità di genere e orientamento sessuale e non soltanto verso un singolo organo genitale o tipo di corpo;
- Gli stereotipi di genere maschili e femminili e il loro legame con la violenza e la discriminazione;
- Eterocispatriarcato come sistema culturale gerarchico ed oppressivo degli stereotipi di genere;
- Mascolinità tossica e mascolinità fragile;
- La varietà degli orientamenti sessuali e romantici tra etero- , omo- , bi- , pan- , demi- e asessualità;
- Conoscenze di medicina di genere e transfemminista su temi di interesse emergente come neuropatie del pudendo, dismenorrea ed endometriosi;
- Abbattimento della grassofobia e abilismo, apprezzamento del proprio corpo e non discriminazione per tutte coloro che escono dalla norma;
- Abbattimento di kinkshaming e slutshaming;
In sintesi, vogliamo un’educazione sessuale per tuttӡ, permanente, accessibili, trans e priva di tabù.
Rivendicazioni educatorӡ, docenti, personale scolastico
Moltӡ di noi lavorano con contratti di lavoro precari, una condizione che ha un impatto considerevole sulla stabilità, non solo economica delle persone, ma anche sulla stabilità psicologica delle stesse. Infatti, il personale scolastico non di ruolo si trova ogni anno obbligato a cambiare contesto scolastico e spesso ad accettare incarichi di solo qualche mese che hanno una rilevante caduta non solo sul personale stesso, ma anche sulla relazione educativa con lӡ studentӡ e sulla pratica educativa stessa impedendo una visione a lungo termine.
Oltre a questo, le nostre soggettività non conformi sono esposte ad un grado ancora più alto di precarizzazione. Sentiamo spesso di dover sempre dimostrare di più degli altri, che il nostro diritto ad essere docenti non è garantito e che basterebbe un passo falso per essere attaccate, non per come svolgiamo il nostro lavoro, ma soltanto in quanto soggettività lgbt+ e in quanto tali percepite/concepite come ‘diseducative’ e, spesso, costrette a uniformarci alla figura “classica” del docente. Questo ci espone da una pressione psicologica, aggravata dagli anni di pandemia, che è anche e soprattutto il frutto di una scuola della competizione e “del merito” (come la chiamano loro e come è ricordato anche dalla dicitura del Ministero). che inficia il nostro ruolo di educatorӡ.
Gli spazi di libertà di insegnamento sono fortemente ridimensionati dalla paura. La paura che se dici qualcosa fuori dagli schemi verrai attaccatə, la paura che se ti presenti a scuola semplicemente per come sei verrai delegittimatə e demansionatə, la paura che la tua identità di genere, la tua espressione di genere e il tuo orientamento sessuale e/o romantico siano giudicati inadatti al ruolo di personale scolastico solo perché non rientra nella norma eterocispatriarcale.
La drammatica vicenda di Cloe ha dimostrato come le nostre soggettività continuano a non essere accettate dall’istituzione scolastica, che ci espelle o ci demansiona se non rientriamo nei canoni di “normalità” richiesti e imposti.
Gli interventi educativi su sessualità, affettività, differenze e generi nelle scuole erano già insufficienti, ‘a spot’ (di breve durata, e non sistematici), circoscritti ai contesti urbani in cui sono attive realtà associative che offrono questo tipo di servizio (la provincia è ancora ampiamente deserta). Oggi questi interventi sono ancora più difficili per il fatto che associazioni ultracattoliche e di destra vicine al governo hanno ripreso forza. Sta inoltre diventando sempre più insostenibile la minaccia costante che viene da certe famiglie pronte a intervenire, anche per vie legali, qualora l’educazione fornita non sia in linea con la loro visione.
Sono sempre più rare le scuole che mettono al centro il benessere di chi le attraversa a costo di scontrarsi con queste famiglie, e sempre di più le scuole che, per tutelarsi, rinunciano a svolgere un reale ruolo educativo e di tutela di tutte le soggettività che le attraversano.
Il risultato è che l’educazione ai generi e alla sessualità o non esiste o è conservatrice (si continuano a perpetuare modelli ampiamente superati persino dalla società civile – la scuola su questo è spesso più indietro del mondo che le sta intorno), oppressiva e ricalcata sulla norma eterocispatriarcale (addirittura è spesso svolta dai docenti di religione).
C’è la necessità di manuali e materiali adeguati, che adottino veramente una prospettiva anti-sessista, anticlassista e decoloniale: molto lavoro da parte di tantӡ è stato fatto in questi anni, ma i programmi e la didattica continua ad essere quelli di sempre, antiquati ed escludenti.
Con questo manifesto vogliamo anche denunciare l’insufficienza delle risorse per le persone disabili e neurodivergenti. Ci vogliono più insegnanti di sostegno con un ruolo ben definito e formati per recepire tutte le necessità dellӡ studentӡ. Non è possibile una vera inclusività senza risorse. Non è possibile chiedere al corpo docenti – come di fatto invece accade – di svolgere anche questo lavoro, in classi già troppo numerose e senza dare loro gli strumenti, senza alcuna formazione specifica.
Abbiamo bisogno di prevedere all’interno delle scuole dei percorsi di supporto psicologico strutturati e accessibili sia per la comunità educante che per lӡ studentӡ. Un supporto che riesca a rispondere concretamente e coscientemente ai bisogni e alle necessità di tutte le soggettività che attraversano il contesto scolastico. Un servizio che possa essere presente in ogni scuola di tutto il territorio nazionale e che non accentui le disparità territoriali e di provenienza. Inoltre, non è garantita per la comunità educante una figura di riferimento continuativa che possa garantire il benessere psicologico nel tempo. Un supporto che riesca a rispondere concretamente e coscientemente ai bisogni e alle necessità di tutte le soggettività che attraversano il contesto scolastico.
Abbiamo bisogno di formazione maggiore e migliore per tutta la comunità educante: insegnanti, personale ata, psicologӡ scolasticӡ, dirigenti e personale amministrativo. Una formazione che non deve essere svolta dalӡ docente nel suo tempo libero extra lavoro, ma una formazione integrata al monte ore scolastico e strutturata nel tempo.
- più formazione per lӡ docenti in modo che siano consapevolӡ e critichino la visione eteronormata cispatriarcale che discrimina e non riconosce ciò che non rientra nella “norma” eterocispatriarcale,
- più formazione per far sì che se un ragazzə fa coming out non trovi il panico in chi ha di fronte,
- più formazione per la comunità educante affinché lӡ docenti lgbti+ possano esprimere la propria identità sessuale e di genere senza che venga detto loro che così facendo indottrinano lӡ studentӡ solo perchè non rientrano nella norma eterocispatriarcale,
- più formazione per far sì che la carriera alias e l’identità alias siano una pratica adottata in tutte le scuole di ogni indirizzo e grado, sia per lə studentə che per lӡ docenti e il personale non docente,
- formazione per il contrasto al bullismo e abilismo (praticati tra lӡ studentӡ, tra gli adulti e dagli adulti verso lӡ studentӡ),
- formazione sul mobbing (come riconoscerlo e contrastarlo).
CONCLUSIONI
La necessità di educazione sessuale e all’affettività, per tuttӡ, è quindi evidente. Siamo convintӡ che ripartendo dai saperi e dalla cultura si possa costruire una società transfemminista e queer, basata sul consenso.
Lӡ studentӡ non devono essere costrettӡ ad accontentarsi di interventi spot sull’educazione alla sessualità, all’affettività e ai generi nelle scuole. Devono essere presenti percorsi all’interno del PTOF e non di interventi basati semplicemente sull’esigenza che lə docente o un lə alunnə esprimono.
L’educazione sessuale deve essere presente in ogni scuola, non soltanto in quelle delle aree metropolitane, ma anche nelle aree interne e nel sud del paese, dove l’impianto aziendalistico del sistema scolastico ha profondamente danneggiato le scuole, che si ritrovano a non poter fornire una didattica dello stesso livello qualitativo delle altre scuole. L’opposizione di alcune famiglie non può essere una ragione per la quale l’educazione sessuale non viene attuata, allӡ docenti devono essere dati gli strumenti di tutela per non ritrovarsi in uno scontro frontale con quei genitori che si oppongono alle forme di educazione sessuale.
Tutto questo considerando che realtà No Gender e “Pro Vita” hanno fomentato la paura nei confronti della “Teoria Gender”, associazioni ultracattoliche e di destra sono sempre più vicine al governo e hanno ripreso forza. L’associazione Pro Vita ha iniziato una campagna di diffide per le scuole che adottano la Carriera alias, ha promosso e divulgato il libro con i progetti Gender nelle scuole d’Italia rivolgendosi soprattutto alle famiglie così che cresca sempre di più la paura per lӡ loro figlӡ nei confronti di questi percorsi e invitandole a segnalare e denunciare se notano progetti Gender nelle scuole.
Siamo continuamente sotto attacco ogni volta che facciamo formazione nelle scuole sui generi, sulla sessualità e sull’affettività, sul piacere, sul consenso e sulle differenze.
La necessità di una legge che garantisca l’educazione sessuale è quindi palese, ma vogliamo di più. Pretendiamo di essere interpellati nella costruzione di questi percorsi, con l’obiettivo di poter partire dalle nostre necessità. Vogliamo un’educazione sessuale libera, contro i tabù e che sia per tuttӡ ed obbligatoria.
Pretendiamo però oltre l’educazione sessuale, l’intero sistema scolastico sia transfemminista, dalle scuole alle università. Vogliamo carriere alias, codici anti molestia, bagni no gender, congedi mestruali, sportelli di ascolto e di consultori in ogni singola scuola e università e soprattutto che siano accessibili a lavoratorӡ e studentӡ. Questo perché siamo convintӡ che rendere i luoghi del sapere spazi sicuri sia un’esigenza, ed il primo passo per trasformare l’intera società. Tutto questo deve essere disponibile anche in qualsiasi altro posto di lavoro e ricreativo che attraversiamo.
Questo manifesto nasce dall’esigenza di studentӡ e lavoratorӡ, che hanno deciso di fare rete per una cultura differente, libera dal patriarcato e dal machismo di cui la nostra società è completamente permeata.
Da tutto questo parte il manifesto dell’educazione genderale, da un processo che nasce dal basso, che mette in rete e risponde alle esigenze di tuttӡ coloro che sono stanchӡ di vedere il ruolo dei saperi inquinato da logiche capitaliste che si riversano poi anche sui nostri corpi.
Abbiamo bisogno di programmi didattici dove le frocie abbiano spazio. abbiamo bisogno di questo manifesto. Abbiamo bisogno di urlare e insegnare che sulle nostre vite e sui nostri corpi decidiamo noi!!

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