Il 20 maggio scendiamo in piazza per difendere i valori della cura, della condivisione e della moltiplicazione degli affetti contro quelli della produttività, della maternità obbligatoria e della famiglia patriarcale modernizzata proposti da questo governo.
I momenti più bui sono spesso quelli in cui si prende più coraggio.
Non è più tempo di chiedere soltanto che le famiglie omogenitoriali abbiano “gli stessi diritti” di quelle etero, anche perché questi diritti sono insufficienti per tutti i tipi di genitori. E non è più il tempo in cui le famiglie queer, da sempre esistite e fatte di amici, coinquilin*, amanti e parenti non biologici, avevano visibilità solo nei film di Ozpetek.
Vogliamo affermare il principio che né il lavoro, né la mancanza di casa o di documenti, né una morale sessuale retrograda devono impedire a nessuno di prendersi cura delle persone care – amici, parenti, partner, genitori e figli biologici e non.
Vogliamo strumenti giuridici, tutele e soprattutto risorse per sostenere il lavoro di cura reciproca che avviene nei rapporti d’affetto di ogni tipo, anche non di coppia.
Vogliamo la creazione di una forma giuridica per stabilire legami di corresponsabilità fra due o più adulti, a prescindere che scopino fra loro o no. Una forma giuridica che abbia contenuto modulabile (con o senza coabitazione, con o senza assistenza economica, con o senza un ruolo nei confronti dei figli minori dell’altr@, ecc.) e con diritti e tutele corrispondenti e proporzionati (congedi ex legge 104, congedi parentali, conciliazione vita-lavoro, accesso alla casa ecc.).
Vogliamo che questi diritti siano estesi a tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici (è uno scandalo che siano escluse dai congedi parentali e dai congedi della legge 104 proprio le lavoratrici domestiche, oltre che tutt* coloro che hanno contratti atipici).
Vogliamo che questi diritti aumentino fino a rappresentare un riconoscimento realistico e non simbolico del lavoro di cura necessario a occuparsi di un bambinǝ o di una persona non autosufficiente.
Vogliamo che sia possibile distribuirli, volendo, a più di una persona e anche al di fuori della famiglia nucleare, ad esempio ad eventuali amici, nonni, nonne, madrine e padrini, zii e zie anche non biologici che di fatto si assumono responsabilità di cura.
Vogliamo case dove costruire le nostre vite affettive, qualunque forma esse abbiano, senza essere ricattate dal caro-affitti delle città in cui siamo costrette ad emigrare.
Vogliamo il riconoscimento alla nascita per i figli e le figlie di coppie dello stesso sesso.
Vogliamo adozioni per l* single – a prescindere da orientamento sessuale e identità di genere – e per le coppie dello stesso sesso.
Vogliamo riconosciuto l’accesso gratuito, presso le strutture sanitarie pubbliche, alla fecondazione eterologa per single, coppie di donne o persone gestanti.
Vogliamo il matrimonio egualitario.
Vogliamo un congedo parentale obbligatorio di uguale durata per tutti i genitori a prescindere dal genere, in modo da favorire realmente l’equa distribuzione del lavoro di cura dei figli, per chi ne ha, ma soprattutto in modo da minare alla base una delle ragioni principali della discriminazione delle donne e delle persone in grado di avere una gravidanza nel mondo del lavoro.
Vogliamo un welfare che sollevi genitori e caregiver di ogni tipo dall’estremo sfruttamento cui sono sottopostǝ, sia per la precarietà del reddito che per l’insufficienza dei servizi, e questo non per dare più figli alla nazione, ma più dignità alle persone.
Vogliamo invecchiare inventando nuove parentele: non vogliamo restare sol@ né essere spinte nel familismo forzato.
Vogliamo una società in cui le vite e le relazioni di ognun* valgono, a prescindere dal colore della pelle. Nessun* deve essere espuls* dal luogo in cui ha costruito legami d’affetto e radicamento, né a causa del caro-affitti né a causa di leggi razziste.
Ci vediamo in piazza a Bologna il 20 maggio!


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