Il 20/11 ricorre il Transgender Day Of Remembrance, la giornata internazionale istituita nel 1999 in ricordo delle vittime di #transfobia
Secondo i dati dell’Osservatorio FLT (Femminicidi Trans*cidi Lesbicidi) di Non Una Di Meno aggiornato all’8 novembre sono 3 le persone trans assassinate e 4 quelle che si sono suicidate o, come ci teniamo a sottolineare con forza, indotte a togliersi la vita da una società che le aveva rifiutate.
Un dato che non tiene conto delle ultime tragiche notizie che arrivano dopo il 30 settembre (i dati ufficiali di ogni TDoR vanno dal 1 ottobre dall’anno A al 30 settembre dell’anno B, lo stesso in cui poi si celebra la commemorazione) e che ovviamente è al ribasso, poiché quando la vittima è una persona trans con documenti non rettificati viene inserita dalla cronaca e dalle autorità nel computo delle vittime del genere assegnato alla nascita.
I freddi numeri purtroppo confermano che ancora una volta l’Italia resta sempre sul podio della violenza omicida nei confronti delle persone trans* in Europa, essendo terza a pari merito con la Germania, subito dietro la Francia, che la lascia la corona nera all’Inghilterra quest’anno.
Stati Genderali LGBTQIA+ & Disability attraverserà le diverse iniziative organizzate in varie città con un approccio lontano dalla rivittimizzazione infinita delle persone colpite e con uno sguardo più che mai intersezionale parlando certamente della non più rimandabile esigenza di una nuova legge per l’autodeterminazione delle persone trans* che mandi definitivamente in pensione la Legge 164/82 e i tutti i protocolli patologizzanti con cui si controllano i nostri corpi, ma anche de razzismo, dell’abilismo, delle tutele necessarie per chi liberamente esercita il #sexwork, dell’esclusione economica, del mancato accesso al reddito, allo studio e all’abitare che ci colpiscono in quanto persone ritenute “non conformi” dal sistema cis etero patriarcale bianco abile.
Porteremo nelle strade e negli eventi che si susseguiranno da qui a domenica tutta la nostra #rabbiatransfemminista perché il 20 Novembre non sia strumentalizzata da una logica vuota di “Love is Love” ma listato a lutto.
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